Le temperature estreme mettono sotto pressione l’apicoltura italiana: come cambiano le strategie e le nuove regole sull’origine del miele
Tra gli alveari silenziosi delle campagne italiane arse dal sole e le corsie illuminate dei supermercati vi è un filo invisibile che racconta la fragilità della nostra agricoltura. Il bilancio del 2025 scatta un’istantanea amara: un’estate torrida e senza piogge ha letteralmente paralizzato l’attività delle api, tagliando i raccolti nazionali a quota 31 mila tonnellate. A colmare il vuoto sulle tavole non è stata la pazienza dei produttori locali, ma un flusso continuo d’importazioni: oltre 26 mila tonnellate di miele estero (+18%) hanno varcato le frontiere, dimostrando come gli eventi climatici estremi stiano silenziosamente ridisegnando la geografia delle nostre dispense.
La situazione di mercato del miele per Conapi
In questo quadro, Conapi, la cooperativa di Monterenzio (Bologna) che riunisce oltre 600 apicoltori, 100.000 alveari e 5 miliardi di api in una filiera corta e controllata di miele convenzionale e biologico, la più grande d’Europa, chiude l’annata con un conferimento dei soci stimato oltre le 2.000 tonnellate, in linea con il 2025.
L’ultimo bilancio chiude con un fatturato di 24,5 milioni di euro nell’anno agricolo 2025-2026, dal 1° luglio 2025 al




