
di Federico Fumagalli
A BergamoScienza, la nipote Piera Levi-Montalcini: «Si impuntò con il re di Svezia per far entrare le mie bambine alla consegna del Premio»
C’è chi la chiama «zia Rita». La professoressa Rita Levi-Montalcini era sorella – amatissima – «di mio padre Gino, celebre architetto». L’amatissima nipote Piera – ingegnere, 80 anni il prossimo dicembre – ha accompagnato a BergamoScienza il doveroso tributo a un anniversario a cifra tonda. Nel 1986 la grande neurologa, scomparsa nel 2012, riceveva a Stoccolma il Nobel per la medicina. Tre lettere raccolgono il cuore della motivazione al Premio: Ngf, il fattore di accrescimento della fibra nervosa, scoperto dalla scienziata.
«Non posso dire che, per noi famigliari, la notizia del riconoscimento alla zia abbia rappresentato uno shock», confida Piera Levi-Montalcini. «D’altra parte, papà lo diceva sempre: “Rita avrà il Nobel”. Peccato che quando è successo, Gino (scomparso nel 1974, ndr) non ci fosse più. Proprio questa mancanza ha rappresentato il fattore forse più emozionale, per tutta la famiglia».
Il Nobel è un affare di Stato, ma pure una questione di famiglia. «Mi hanno chiamata dal Quirinale (al Colle c’era Francesco Cossiga, ndr). Volevano un contatto della zia. Non riuscivano




