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Merz, atlantista deluso

Merz, atlantista deluso Germany's Chancellor Friedrich Merz takes part in a panel discussion with pupils on European issues, during a visit to Carolus-Magnus-Gymnasium, in Marsberg, Germany, Monday, April 27, 2026. (Federico Gambarini/dpa via AP) Associate Press/ La...

di   federico thoman

Da acerrimi nemici ad alleati. Dopo le carneficine della Prima e Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti hanno conosciuto decenni di ottime relazioni con la Germania, prima ovviamente con la Repubblica Federale dell’Ovest e poi con la nazione riunificata dopo la caduta del Muro di Berlino. Certo, dopo la sconfitta del regime nazista e nell’ambito della Guerra fredda con i sovietici gli americani hanno lasciato una massiccia presenza militare in terra tedesca (oggi restano attive circa 40 basi con oltre 35.000 soldati); ma tra le minacce di Trump verso gli alleati europei della Nato poco convinti della guerra all’Iran c’è anche quella di ridurre sensibilmente l’impiego di militari Usa nel Vecchio Continente. Suonano così come un graffio le parole del cancelliere tedesco Merz, che ha descritto gli Usa come «umiliati» dallo stesso Iran e senza una strategia di uscita da un’impasse che «ci costa un sacco di soldi». Parole dolorose anche per lo stesso cancelliere, che dell’atlantismo è figlio politico e convinto sostenitore. Ma con questo Trump bis, come ormai abbiamo imparato, anche le certezze più incrollabili si stanno sgretolando e

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