
di Monica Guerzoni
Il Meeting si propone di contribuire a costruire la storia, annodando, in coerenza, i fili della propria
Lo scorso anno aveva auspicato l’arrivo, nella società e nella politica, di «costruttori di pace», di convivenza e di solidarietà. E quest’anno, per l’edizione numero 47 del Meeting di Rimini, Sergio Mattarella costruisce il suo messaggio a partire dal verso di Dante scelto come slogan dell’evento di Comunione e Liberazione: «L’amor che move il sole e l’altre stelle». Per il presidente della Repubblica l’amore è l’antidoto all’odio in cui siamo immersi, è «il contrario del falso realismo che conduce all’inerzia, alla sfiducia, alla rassegnazione». Ancora una volta il capo dello Stato cita l’enciclica Magnifica humanitas di Papa Leone XIV e invoca una umanità «non chiusa dentro illusori muri e condannata all’egoismo, bensì aperta e sensibile alle ingiustizie e ai drammi di chi soffre, pronta a costruire ponti nuovi». Parole che potrebbero fare da didascalie alle immagini di morte e dolore che arrivano dal Medio Oriente o dall’Ucraina, come al drammatico film delle migliaia di migranti che cercano un approdo in Europa.
Per Mattarella «l’amore che apre agli altri, oltre noi stessi e il nostro presente», è una




