Il pugile e kickboxer porta la lotta al bullismo nelle scuole italiane con “Nessuno Resta Solo”: la sua storia oltre il ring
Laerte Salvini
22 ottobre – 18:02 – MILANO
Qual è il ruolo di un atleta professionista? Sicuramente quello di trasmettere emozioni. In ogni disciplina si gareggia per lasciare il segno, ma anche per ispirare, per essere un punto di riferimento e, in seconda battuta, per riuscire a veicolare dei messaggi. Lo sport da combattimento, la più nobile delle arti, ne riassume l’essenza più pura: incassare e rialzarsi, con lealtà, cercando di superare prima di tutto sé stessi. Ovidio lo aveva scritto duemila anni fa: Perfer et obdura, dolor hic tibi proderit olim (Sopporta e resisti: un giorno questo dolore ti sarà utile). È una lezione che chi sale su un ring conosce bene. In uno sport moderno che sembra lasciare sempre meno spazio all’umanità, Mattia Faraoni ha saputo portarla anche fuori dalle corde, riuscendo in qualcosa di unico. Romano, classe 1991, pugile e kickboxer, ha costruito un palmarés che pochi in Italia possono vantare. Eppure la sfida che oggi lo impegna di più si gioca lontano dai riflettori.




