
di Irene Soave
È stata la prima donna premier, ha portato Stoccolma nella Nato
DALLA NOSTRA INVIATA
STOCCOLMA – Undici mesi, tra novembre 2021 e ottobre 2022, definiscono più di tutti la statura politica di Magdalena Andersson, acclamata «Magda» dai sostenitori e dai detrattori additata come gråsosse, cioè «grigia socialista», un po’ tecnocrate, una Olaf Scholz o una Gordon Brown col caschetto platino. Per la sua formazione di economista, con studi a Harvard e voti massimi, per i suoi sette anni da ministra delle Finanze; per la serietà libresca che le fa dire nelle interviste alla radio svedese «non distinguo tra Tom Hanks e Brad Pitt», e risultare contemporaneamente la figura politica che gli svedesi ritengono più affidabile (lo è per il 46%); per la distanza tra le sue posizioni economiche, decisamente socialdemocratiche, e il rigore su tutto il resto, a cominciare dalla politica migratoria.
Undici mesi: nei quali Magdalena Andersson non solo è stata la prima donna a guidare il governo in Svezia, un Paese in cui le donne fanno quasi tutto eppure nessuna, a cent’anni dal suffragio universale, era stata ancora premier. Ma soprattutto ha avviato l’adesione della Svezia alla Nato, interrompendo due secoli di non




