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Lucio Borroni, il numero 411 del mondo che fece impazzire Roma

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Nel 1995 gli Internazionali d’Italia scoprirono Corrado “Lucio” Borroni e qui si arrampicavano sugli alberi per vederlo. Capelli lunghi, sponsor appiccicato sulle scarpe e un rovescio da fenomeno, si qualificò al tabellone principale per poi battere Kafelnikov e Carretero trascinato da un Centrale impazzito, prima di arrendersi a Edberg. Poi il ritorno alla normalità. Una favola, purtroppo, mai più ripetuta

C’è stato un tempo in cui avere un italiano, uno solo, agli ottavi di Roma ci sembrò una favola. La gente si arrampicava sui pini del Foro Italico per vederlo giocare, perché i posti a sedere erano andati rapidamente esauriti. Da lassù gli urlavano Lucio, chissà perché. I giornali lo chiamavamo più semplicemente Cenerentolo. E questa è la storia di quei giorni di maggio del 1995. Si chiamava Corrado Borroni, era nato a Garbagnate, nel milanese, aveva compiuto ventidue anni il secondo giorno di torneo. Poche settimane prima aveva giocato un Satellite non lontano da Roma, a Velletri, e si era fatto male. “Avevo deciso di andare lo stesso agli Internazionali perché avevo buone sensazioni”. Non si sbagliava. Nelle quali aveva battuto il mancino peruviano Americo “Tupi” Venero, l’argentino Marcelo Charpentier, che da ragazzo era stato campione all’Orange Bowl, e

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