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«L’omelia? Me la scrive ChatGPT»: negli Usa un pastore su 4 lascia all’AI la scrittura dei sermoni (e uno su due chiede consigli su che cosa dire)

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di Paolo Valentino

La metà dei pastori cristiani americani ammette di usare l’AI come supporto per avere nuove idee. E c’è chi la usa anche per crare nuovi inni originali: «Lutero si starà ribaltando nella tomba»

Il 13 luglio 2024, il giorno del fallito attentato a Donald Trump in Pennsylvania, il reverendo Dwight Lee Wolter, della Congregational Church di Patchogue, a Long Island, interrogò Chat-GPT su cosa dovesse dire ai suoi parrocchiani il mattino dopo, in quel momento così drammatico ed emotivo per l’intera nazione. L’intelligenza artificiale produsse un sermone perfetto, eloquente e pieno di pathos. Non solo, il pastore chiese anche un appello alla preghiera, i testi da recitare e perfino nuovi inni con tanto di musica originale generata dall’AI.

Al reverendo Wolter piace pensare che lui non abbia del tutto abdicato al suo lavoro. Ma allo stesso tempo non ha alcuna difficoltà a dire che prima o poi «l’intelligenza artificiale ci presenterà un Dio più flessibile, più attraente e soprattutto disponibile 24 ore su 24».

Secondo il Wall Street Journal, che cita un’indagine del Barna Group, istituto che studia le dinamiche della fede negli USA, la metà dei pastori cristiani americani ammette di

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