Nessuna subalternità, da parte dei bianchi piemontesi verso i monumentali rossi della regione. Cortese, Arneis, Favorita, Erbaluce, Timorasso, Nascetta, Chardonnay, vivono ormai di luce propria, protagonisti riconosciuti, ognuno con la propria storia, del vino a bacca bianca piemontese e mentre i rossi e le etichette con qualche grado alcolico in più, segnano il passo, i bianchi sembrano trainare la ripresa, ridisegnando i consumi.
Le colline del Gavi, territorio d’elezione del Cortese piemontese Gavi Docg: storia e identità del Cortese
Tra questi il Gavi, prodotto a base di uve Cortese in purezza, che nel corso della sua storia, ha scandito la vita di queste popolazioni, contribuendo al prestigio dell’enologia locale e all’economia, finendo sempre o quasi sulle tavole di alto lignaggio. Il mezzo secolo appena trascorso, dalla fondazione del Consorzio di Tutela, ha riportato i riflettori su un’area di grandissima tradizione vitivinicola, che dal Cinquecento in poi, ha rappresentato una cerniera strategica, tra Genova, il ducato di Milano, il Monferrato e il Piemonte sabaudo, rimanendo sotto l’influenza della Repubblica di Genova, per due secoli e mezzo, come conferma un atto, custodito nell’Archivio di Stato di Genova, del 3 giugno 972,




