di Alessandro Sala
Il naturalista sarà alla tre giorni del Fondo dell’ambiente italiano al Castello di Masino. Cosa fare in autunno per non penare al ritorno della bella stagione. «Il cambiamento climatico pone nuove sfide, ecco come affrontarle»
L’estate 2026 è stata la più calda in Italia dal 1950. Chi ha giardini o terrazzi e balconi fioriti sa bene cosa questo abbia significato. Soprattutto chi ha abbandonato temporaneamente a se stesso il proprio patrimonio verde. Ma se fino a qualche anno fa si poteva anche pensare che piante e fiori in vaso, bagnati a dovere alla partenza, riuscissero poi a superare una settimana senza innaffiature regolari, sperando magari nell’«aiutino» di una una pioggia o un temporale infrasettimanale, oggi tutto questo è decisamente improponibile. Chi è mancato da casa anche solo pochi giorni nelle settimane più roventi dell’estate da poco trascorsa, se non ha potuto contare su un sistema di irrigazione automatica o su qualcuno che accudisse le coltivazioni in sua vece, al ritorno si è trovato inevitabilmente davanti ad una scena pietosa: terricci asciutti e sbriciolati, foglie rinsecchite, fioriture completamente andate.
Le apparenze a volte ingannano. Allo stress idrico o climatico le piante riescono in alcuni a




