
di Gimmo Cuomo
L’esperto: «La caratteristica principale quest’anno è l’eterogeneità, nelle vigne si registra una grande differenza tra pianta e pianta»
Vincenzo Mercurio, enologo cinquantaduenne di riconosciuta bravura. Con l’attuale, 31 vendemmie, effettuate non solo in Campania, ma in areali diversi, soprattutto al Sud.
Da quanto tempo non faceva così caldo tra i filari?
«Da almeno 20 anni. Per la precisione dal 2003, l’unica annata paragonabile a quella attuale».
Qual è stata la fase più critica?
«Dal punto di vista viticolo, il clima ha creato tre problematiche: temperature elevate; in alcune zone, scarsissime precipitazioni con conseguente stress idrico; infine un irraggiamento molto forte con luminosità e raggi Uv con indici elevatissimi. Tre fattori che hanno inciso pesantemente sulla fisiologia della vite».
Che tipo di vini dovremo aspettarci dall’annata 2026?
«È una domanda difficile. Vivendo in questi giorni la vendemmia sto riscontrando che la caratteristica principale è l’eterogeneità. L’annata mediamente sarà ricordata per vini carichi di colore, con minore acidità. Ma con alcune eccezioni non trascurabili. Nelle vigne si registra una grande differenza tra pianta e pianta. Sarà la vendemmia dell’espressione territoriale estrema, con differenza profonda tra i micro territori. Le cosiddette vigna di sopra o di sotto daranno risultati




