
di Massimo Franco
Una maggioranza che si disunisce e si ricompatta solo per evitare una spaccatura, ma sembra avere idee e interessi diversi sulla prospettiva delle urne
L’alone di confusione che accompagna l’ultimo tratto della riforma elettorale non è un buon viatico. Mostra una maggioranza che si disunisce e si ricompatta solo per evitare una spaccatura, ma sembra avere idee e interessi diversi sulla prospettiva delle urne. E si espone agli attacchi di opposizioni che additano il caos istituzionale provocato dal governo, di fronte a problemi economici e sociali pressanti. È vero che le sinistre cercano di approfittare di questi contrasti, per poi ritrovarsi frustrate. Ma usano il tatticismo parlamentare per accusare Giorgia Meloni di avere «perso la faccia».
In pochi giorni sono evaporati sia i ballottaggi che le preferenze: in entrambi i casi per le divergenze all’interno dell’alleanza governativa. Il Pd ha cercato di portare la premier ad appoggiare le preferenze «per coerenza». Ma le stesse opposizioni ne avevano salutato con entusiasmo la bocciatura a luglio, sperando di far cadere il governo. La manovra, adesso, è naufragato di fronte al muro di FI e Lega. Il timore degli alleati di avvantaggiare FdI ha prevalso . Ma




