
di Adriana Logroscino
Previsto un altro vertice tra leader. L’opposizione punta a dilatare i tempi. L’ipotesi di introdurre un’alternanza di genere dei capilista per superare le resistenze
Un nuovo faccia a faccia dei quattro leader, forse giovedì a margine del Consiglio dei ministri, per stabilire una strategia ed evitare sorprese. Sulla legge elettorale, in arrivo in commissione al Senato, dopo il sì alla Camera, riprende la trattativa. Il nodo da sciogliere riguarda le preferenze: riprovare a introdurle nella formulazione blanda — cioè tenendo bloccati i capilista — bocciata a Montecitorio con una spaccatura nel centrodestra, o rinunciare?
Nei gruppi parlamentari di centrodestra sono partite telefonate per sondare l’umore. E, almeno quando il voto ancora non è imminente, il malessere resta diffuso. Difficile possa tradursi in ammutinamenti in Aula, con il voto palese, ma potrebbero esserci delle assenze «strategiche», soprattutto tra i forzisti: si ipotizzano almeno 5-6 defezioni. Si valuta così una rimodulazione dell’emendamento bocciato, garantendo l’alternanza di genere dei capilista che non era stato previsto. Un modo per rendere più digeribile il ritorno delle preferenze caro a Fratelli d’Italia, e a Giorgia Meloni in particolare, alla compagine femminile.
Non risolutivo però per quanti — tanti tra i parlamentari




