
di Simone Canettieri
Il caso della sottosegretaria leghista, i vannacciani e i video della scheda
Le mani tra i capelli di Antonio Tajani sono tutto un programma. Così come lo sguardo gelido di Francesco Lollobrigida, chino sul cellulare: «Adesso vado a scoprire chi sono i franchi tiratori, ci sentiamo dopo». È pericoloso chiedergli altri dettagli, visto l’umore. Luca Ciriani, che di lavoro fa il ministro per i Rapporti con il Parlamento, è una statua di sale. Catatonico: «Ha vinto l’istinto di autoconservazione». Maurizio Lupi scuote la testa, non ci crede. La falange vannacciana, che si era ripresa col telefonino al momento del voto forse come pegno di lealtà a Meloni, è scossa da un brivido d’eccitazione. Ghigni sparsi, messaggi al generale.
Dopo qualche minuto si scambiano il cinque Laura Ravetto e Domenico Furgiuele (accusato alla ripresa dei lavori dalle opposizioni di aver urlato «Hitler!»). «Dimissioni, dimissioni», gridano intanto le opposizioni che sembrano sovrastare anche fisicamente la maggioranza ripiegata sui banchi. Pugni al cielo. Abbracci. Pacche sulle spalle. Elly Schlein viene strapazzata dai deputati del Pd. «A casa, andate a casa».
Ore 19.10, sembra lo stadio Maracanã. La maggioranza ha subìto il più mancino dei




