di Simone Canettieri
«Daje, grandi!»: così la premier risponde ai senatori dopo l’approvazione a Palazzo Madama. I malumori degli alleati. A Montecitorio il voto a fine mese
«Daje! Grandi!». Alle 12 meno una manciata di minuti la premier risponde su WhatsApp ai senatori che l’avvisano in diretta: missione compiuta, Giorgia. La legge elettorale è passata in Senato, liscia come l’olio. C’erano dubbi? No. Il padrone di casa, Ignazio La Russa, esce dall’Aula. Umore dei giorni migliori. Va seguito. Spesso regala fantastiche perle. Eccone una, nera come il black humor: «Se mi ricandiderò? Certo! Voglio morire senatore». La seconda carica dello Stato poi si fa serio, difende la legge perché «non avvantaggia nessuno». Il non detto, che però pensano quasi tutti nel centrodestra coi sondaggi alla mano, è che senza Roberto Vannacci sarà «dura» raggiungere il premio di maggioranza. Prima occorre terminare l’opera a Montecitorio. Meloni è tentata dalla sfida: niente fiducia, vediamo che succede con i voti segreti, articolo per articolo, che tanto a quel punto saranno richiesti dalle opposizioni.
Intanto tra i vincitori — i senatori costretti e coscritti di Lega e FI — si respira un’arietta mesta, mentre Matteo Renzi al centro del Salone Garibaldi




