
di Massimo Franco
La visita in Italia (e Vaticano) del segretario di Stato Usa Rubio non arriva sotto i migliori auspici. L’imbarazzo di Meloni dopo l’ennesimo attacco di Trump all’Europa
Non si può dire che l’arrivo del segretario di Stato Usa, Marco Rubio, avvenga sotto i migliori auspici. Gli insulti di Donald Trump a Leone XIV e a Giorgia Meloni sono un macigno difficile da rimuovere. E l’insistenza con la quale il presidente Usa minaccia di alzare i dazi contro le auto europee, e di ritirare i soldati americani della Nato aggiunge elementi di sconcerto. Per Palazzo Chigi, l’incontro dell’8 maggio tra la premier e Rubio si presenta dunque come un’insidia e non solo come un’opportunità. Ma è lo stesso per Rubio, chiamato a un’impervia missione di rassicurazione degli alleati. Le parole caute, guardinghe con le quali ieri Meloni ha commentato le minacce di Trump sulle truppe in Europa fotografano un imbarazzo palpabile. Dire «non condividerei» una decisione del genere e ricordare che «l’Italia ha sempre mantenuto i suoi impegni» nella Nato, è una linea difensiva. E sembra tradire il timore che qualunque parola diversa potrebbe essere accolta oltre Atlantico come un ulteriore pretesto per colpire. Eppure,




