di sara gandolfi
Bentrovati.
Innanzitutto, mi scuso per aver saltato il nostro appuntamento del giovedì, la scorsa settimana. Alle Maldive, dove mi trovavo per seguire il caso dei cinque subacquei morti in una immersione diventata tragedia, la fragile linea internet mi ha impedito di entrare nel sistema Corriere per chiudere la newsletter.
Contraddizioni di un arcipelago per turisti di lusso, dove la ricchezza resta concentrata nelle mani di poche e influenti famiglie dell’élite e di grandi società estere, e la democrazia resta un sogno solo formalmente compiuto, con forti restrizioni alle libertà individuali e all’indipendenza dei magistrati.
La prova? Due giornalisti del sito di news Adhadhu – Mohamed Shahzan e Leevan Ali Nasir – condannati questo mese, in un processo a porte chiuse, rispettivamente a 15 e 10 giorni di carcere per aver pubblicato un documentario su una presunta relazione extraconiugale del presidente Mohamed Muizzu. E un sergente maggiore condannato a morire per recuperare quattro italiani «dispersi» in una grotta a 60 metri di profondità da oltre un giorno, quindi con nulle probabilità di sopravvivenza.
Sono le Maldive che noi
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