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Lavoro, la «fuga dei cervelli» tocca gli stranieri di seconda generazione

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di Thomas Bendinelli

Il rapporto della Cattolica: altro che rimpatri, il rischio è che i migliori talenti stranieri fuggano

Il mercato del lavoro bresciano dipende sempre più anche dalla componente straniera. Non per una particolare eccezione locale, ma per l’intreccio tra domanda di manodopera, popolazione che invecchia e natalità in calo.

Nel corso del 2025 gli occupati in provincia hanno raggiunto quota 563 mila e il tasso di disoccupazione si è fermato al 2,9%, un livello ormai fisiologico che lascia poco spazio a ulteriori margini di crescita affidati alla sola forza lavoro residente. A inizio 2026 sono circa 159 mila gli stranieri residenti nel Bresciano, di cui 80.500 uomini e 78.500 donne, oltre il 12% della popolazione. Un dato che, tuttavia, non comprende chi ha acquisito la cittadinanza italiana.

Dal punto di vista geografico, poi, le comunità più numerose sono quella romena, con 24.558 residenti, seguita da albanesi (15.468), indiani (14.746), pakistani (13.094), marocchini (11.799), ucraini (9.204), senegalesi (6.839) ed egiziani (6.758). La loro presenza nel mercato del lavoro non è però distribuita in modo uniforme. L’ultimo MigraReport del Centro di ricerca sulle migrazioni curato dall’Università Cattolica del sacro Cuore evidenzia una forte concentrazione nei

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