
di Marta Serafini, da Kiev
I dubbi sull’intelligence Usa: per gli ucraini ha smesso di condividere notizie sugli attacchi, lasciando il Paese all’oscuro
«Erano passate da poco le 22 quando abbiamo sentito il boato. E poi abbiamo visto i lampi di fuoco dalle finestre». Liuba vive con sua figlia Viola di 4 anni e suo marito Maxim nel quartiere Pecherskyi di Kiev. Più o meno ogni notte lei e i suoi cari vivono questa scena. «Lo zainetto di Viola è sempre pronto e abbiamo allestito un rifugio con letti e materassi in cantina per non dover scendere in metropolitana».
Due notti fa però le cose sono andate in modo diverso. «La sirena non è suonata e non è arrivato nessun alert sul telefono come avviene di solito e così non abbiamo fatto in tempo a metterci al riparo». Liuba, Viola e Maxim non si sono fatti nulla. Il loro condominio non è stato colpito. Ma a pochi chilometri di distanza, un edificio di 25 piani nel quartiere di Darnytskyi è venuto giù centrato da un S-400 russo. E due persone sono morte. Ora Liuba, come tante altre madri ucraine, sta pensando di lasciare la capitale in vista




