Home / Esteri / «La Svezia dei migranti non è la Svezia»: Jimmy Åkesson sfida la Stoccolma multietnica

«La Svezia dei migranti non è la Svezia»: Jimmy Åkesson sfida la Stoccolma multietnica

image

di Irene Soave, da Stoccolma

Il leader dei Democratici Svedesi al voto. Se alle elezioni svedesi di questo fine settimana vincerà il centrodestra, sarebbe la loro prima volta al governo nonostante le radici neo-naziste.

DALLA NOSTRA INVIATA 
STOCCOLMA – Chi volesse «rendere la Svezia di nuovo la Svezia», cioè il Paese tutto stato sociale e accoglienza, servizi pubblici e reti civiche che è stato per gli ultimi decenni del Novecento, potrebbe partire dalla Folkets Hus di Rinkeby: ex Casa del Popolo, ospita il consultorio e la biblioteca, il centro per l’impiego e le stanze per le associazioni. Costruita in mattoni e klinker, circondata delle case popolari del Miljonprogrammet, programma di edilizia sociale che negli anni Sessanta volle offrire a tutti i cittadini appartamenti pubblici eccellenti, fu inaugurata nel 1986, pochi giorni prima della morte di Olof Palme. Infine si trova a Rinkeby, il quartiere della capitale dove più di tutti vive la storia di accoglienza del Paese. Qui l’89% dei residenti ha origini straniere, ma tutti parlano svedese; lo «svedese di Rinkeby», studiato dai linguisti come il pidgin English perché carico di inflessioni e lemmi dai Paesi da cui nei decenni si è scappati, dall’Iraq, dal Libano, dai Balcani.

Eppure

Continua a leggere questo articolo qui

Tagged: