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La stagione delle repliche Rai, vivere di rendita senza rischiare

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di Aldo Grasso

L’idea Rai del telespettatore a casa: una figura malinconica che trascorre l’estate tra il supermercato climatizzato e il divano, incapace di distinguere una replica da una prima visione

Signori si replica! «Doc. Nelle tue mani», «Il Commissario Rex», «Il giovane Montalbano», «Capri», persino Battiato… Ogni estate la tv generalista compie il suo piccolo miracolo: riesce a chiudere per ferie per tre mesi senza chiudere davvero. Gli studi restano aperti, i loghi sono al loro posto, i conduttori si alternano, ma l’impressione è quella di una città fantasma. È il momento in cui il telecomando si trasforma in una macchina del tempo: Bud Spencer distribuisce ancora ceffoni con la puntualità di un funzionario ministeriale, Mogol ricorda Lucio Battisti, mentre il «meglio» di «Porta a porta» certifica che, in Rai, il passato è una risorsa naturale inesauribile.
Le spiegazioni sono impeccabili. D’estate gli ascolti calano, gli investitori pubblicitari tirano il freno e nessuno ha voglia di sprecare produzioni costose. Questo vale per le tv commerciali ma non dovrebbe valere per la Rai, che è servizio pubblico.

Colpisce l’idea che Viale Mazzini ha del telespettatore rimasto a casa: una figura malinconica che trascorre l’estate tra il supermercato climatizzato

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