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La sinistra e i bersagli sbagliati. Contro i pregiudizi meglio più libertà (non meno)

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di Antonio Polito

Dalla remigrazione alla negazione del reato di femminicidio, l’ondata di populismo xenofobo di destra avanza: a che serve dall’altra parte trastullarsi con i festival letterari e le fiere librarie?

Lo dico da antifascista (sottoscrivo preventivamente il modulo, vediamo se questo mi dà diritto di parola) come si contrasta, come si frena questa fosca ondata di populismo xenofobo di destra? È un sussulto potenzialmente razzista, che dall’estremo nord dell’Irlanda fino al centro di Roma scuote e minaccia la civiltà europea, e agita di nuovo un programma di deportazioni. Lo si contrasta opponendogli la libertà di pensiero, di parola, di espressione, le armi della società aperta? Oppure imboccando un’altra e speculare deriva illiberale e intollerante?

Per quanto il generale Vannacci ne sia solo un tardo e alquanto goffo epigono, è chiaro ormai anche da noi che questo sommovimento scava solchi nel profondo della società. Mette gli uni contro gli altri. Rompe il cemento della fiducia reciproca sul quale solo si possono basare i sistemi democratici. Disunisce il corpo sociale. Annulla la ricerca del bene comune in nome dell’egoismo, del «si salvi chi può». Non meraviglia che la Chiesa di papa Leone se ne mostri così apertamente allarmata.

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