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La sinistra che sfida la sinistra

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Due sinistre in campo, gli intellettuali contro e una destra sorniona che da Roma concede e sovrintende. Napoli non è Genova, dove Governo e Comune vanno in conflitto non si è capito se intenzionalmente o per scivolamento. Gaetano Manfredi non è Silvia Salis: non è mai rimasto fuori dai palchi cerimoniali. E anche Roberto Fico, dalla Regione, continua a intessere buoni rapporti con Giorgia Meloni. Il risultato emblematico di tanta armonia istituzionale è l’Amerca’s Cup: investimenti, flussi turistici alle stelle, fine dell’inerzia urbanistica a Bagnoli e non solo; quello strategicamente più rilevante è però l’accordo per la produzione di armi nello stabilimento Leonardo di Pomigliano. È appunto sull’asse Bagnoli-Pomigliano che la prima sinistra, quella «della responsabilità istituzionale», per intenderci, è oggi sfidata a duello dalla seconda, la sinistra dei princìpi eco-pacifisti e delle intenzioni incontaminabili, costi quel che costi sul piano pratico. Napoli è l’epicentro politico di questo sommovimento. Da laboratorio politico del campo largo, sta dunque diventando altro: probabilmente la prima grande città italiana in cui la sinistra «morale» punta a insidiare progettualmente la sinistra di governo. Con quale margine di risultato? Non è questo il punto. Il punto è il rischio evocato su queste colonne da Riccardo Marone.

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