
di Aldo Grasso
Amadeus, invece, si è trasferito con un format. E i format, per definizione, sono meno fedeli dei pubblici
Vedere domenica sera una vecchia puntata de «La Corrida» su Nove è come vedere nel pomeriggio Pecco Bagnaia che corre ancora per la Ducati nel GP d’Olanda e si ritira per un problema tecnico (ha già firmato per Aprilia). Che parallelo corre fra Amadeus e Pecco? Entrambi hanno sentito venire meno la fiducia della scuderia, per problemi diversi, però. L’ingaggio di Marc Márquez da parte della Ducati ha scosso l’autostima di Pecco; Amadeus, invece, ha fatto tutto da solo.
Il suo successo era il prodotto di una combinazione irripetibile: la potenza distributiva della Rai, l’abitudine del pubblico, la forza del marchio Sanremo, la centralità strategica di «Affari tuoi» e, non ultimo, la presenza di Fiorello, che ha funzionato da moltiplicatore di carisma e da dispositivo narrativo. Fabio Fazio, invece, non si è portato dietro un programma: si è portato dietro una comunità culturale, un’abitudine identitaria, quasi un’appartenenza. Il suo pubblico non guardava soltanto un talk show, ma si riconosceva in un ambiente simbolico. Amadeus, invece, si è trasferito con un format. E i format, per definizione,




