di Diana Cavalcoli
Produzione record e quotazioni in discesa stanno mettendo in seria difficoltà il comparto lattiero-caseario. L’intesa sul prezzo evita il peggio, ma non risolve i problemi strutturali
Non c’è pace per i produttori di latte. Sono ormai migliaia le stalle italiane finite nel mezzo di una crisi che si è avvitata in pochi mesi con una velocità insolita anche per un settore come quello lattiero-caseario abituato alle oscillazioni.
I numeri aiutano ad inquadrare il problema del comparto. Dopo un picco oltre i 70 centesimi al litro tra il 2022 e il 2023, la seconda metà del 2025 ha registrato un’inversione di tendenza con prezzi all’ingrosso scesi stabilmente sotto i 55 centesimi e quotazioni spot inferiori ai 40 centesimi. In alcune zone il crollo è stato verticale: in Lombardia, che pesa per il 40% della produzione nazionale, il calo del latte spot (ovvero il latte crudo sfuso venduto in base a domanda e offerta giorno per giorno), è arrivato a 21 centesimi al litro a marzo, oltre il 50% in meno rispetto all’anno precedente. Una picchiata delle quotazioni accompagnata dalla disdetta di contratti di conferimento e dall’aumento dei costi di produzione per via della crisi energetica.




