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La risposta di Teheran alla tattica della decapitazione americana: attacchi sempre più accurati e danni ai siti di intelligence Usa

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di Guido Olimpio

Dopo i primi giorni di guerra i pasdaran hanno accompagnato le «salve» di vettori con «tiri» sempre più accurati, prendendo di mira anche gli «uffici» dello spionaggio statunitense

Il primo allarme è scattato nella fase più acuta del conflitto, quando gli attacchi dei pasdaran sulle basi Usa nel Golfo si sono rivelati molto precisi. Adesso è arrivata una nuova conferma, da fonti anonime, citate dalla rete NBC. I colpi dei pasdaran hanno causato danni consistenti non solo alle installazioni militari ma anche all’intelligence. Una dimostrazione di capacità nell’usare il binomio droni/missili unita ad una conoscenza del «teatro».

Nei primi giorni di guerra la ritorsione iraniana era stata ampia, questo per coinvolgere il maggior numero di paesi possibili ed alzare il prezzo dell’operazione Epic Fury decisa da Donald Trump. Successivamente i guardiani hanno accompagnato le «salve» di vettori con «tiri» sempre più accurati. 

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Secondo gli analisti è emerso in modo evidente una strategia articolata su alcuni bersagli: stazioni radar, apparati elettronici, centri di comando-controllo, settore logistico, piste. Gli iraniani hanno cercato in ogni modo di mettere in difficoltà il network di «scoperta e allerta» creato dagli Usa

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