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La raccomandata si può inviare anche via WhatsApp, ma due italiani su tre non lo sanno: il paradosso della burocrazia digitale

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Abbiamo imparato a pagare con lo smartphone, a prenotare una visita medica senza alzare il telefono, a firmare contratti a distanza e persino a gestire il nostro conto corrente senza mettere piede in banca, ma quando si tratta di inviare una comunicazione con valore legale, certificare un documento o conservare correttamente una fattura, la rivoluzione digitale italiana sembra improvvisamente fermarsi davanti a una raccomandata cartacea. Non perché manchino gli strumenti per sostituirla, ma perché una parte consistente dei cittadini non sa nemmeno che esistano, non ne comprende il funzionamento oppure continua a considerarli servizi complicati, costosi e destinati esclusivamente a professionisti e imprese.

È il paradosso fotografato dalla prima edizione dell’Osservatorio LetteraSenzaBusta, realizzato sulla base dei dati dell’Agenzia per l’Italia Digitale e di una ricerca Ipsos Doxa condotta su un campione di mille italiani tra i 18 e i 75 anni: il 62% degli intervistati non possiede una PEC personale, il 64% non ha una firma digitale e il 67% ignora che oggi sia possibile inviare una raccomandata digitale anche attraverso servizi che utilizzano WhatsApp, SMS o email. Una distanza tra innovazione tecnologica e abitudini quotidiane che diventa ancora più evidente guardando al prossimo passaggio della digitalizzazione europea, perché l’87%

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