«La diagnosi di tumore è in realtà solo una parte della storia». Sento ripetere spesso questa frase mentre mi trovo nel campus di ricerca farmacologica di Beerse, a un’ora da Bruxelles. Qualche settimana fa sono infatti entrata nei laboratori dell’unico hub end-to-end di Johnson & Johnson in Europa, dove circa 4mila persone, tra ricercatori e tecnici, lavorano a tutte le principali fasi del percorso di sviluppo di un farmaco: dalla ricerca iniziale fino alla produzione.. Ed è proprio parlando con loro che si capisce come stiamo già vivendo in una nuova era della cura del cancro. Il CAR-T, ovvero la modifica genetica dei linfociti per renderli più efficaci nell’eliminazione delle cellule tumorali, rappresenta un esempio ormai consolidato di «come i progressi nella conoscenza della biologia del cancro e del microambiente tumorale possano tradursi in approcci terapeutici completamente nuovi», racconta Ulrike Philippar, Vicepresidente della divisione Oncologia e responsabile globale della ricerca di nuovi farmaci per i tumori del sangue e i tumori solidi di Johnson & Johnson.. Un approccio sempre più personalizzato E da qui si parte per spingersi oltre. Davanti a me, dietro a un vetro che isola l’ambiente e ne mantiene la temperatura tra i -20°C e i -80°C,




