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«Generazione Bellezza», non basta l’ideologia da Pro Loco

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di Aldo Grasso

Emilio Casalini, autore e conduttore del programma, propone la bellezza come motore economico, sociale e civile. Una sorta di ammortizzatore sociale: non risolve le difficoltà, le rende più gradevoli da raccontare

Penso che Emilio Casalini e i suoi autori credano davvero nel lavoro di «Generazione Bellezza»: raccontare le storie di un Paese laborioso, visionario e ostinato. Rai3 lo presenta non come un semplice catalogo di buone pratiche, ma come «un racconto corale che attraversa l’intera Penisola: dalle vette appenniniche alle periferie metropolitane, dai piccoli borghi alle coste del nostro mare».

Come si dice, i borghi d’Italia sono lastricati di buone intenzioni. L’altra sera la troupe di GB era a Longone Sabino, un piccolo paese di origine longobarda in provincia di Rieti, nel Lazio: a circa 800 metri d’altitudine, incastonato tra la Valle del Salto e quella del Turano, di fronte al Monte Terminillo.

C’era persino un ospite illustre: l’attore Luca Marinelli, promotore di «U Cinemittu», un cinema con dodici posti a sedere che, grazie ai suoi contatti, riesce a programmare qualche film.

Casalini non si limita a celebrare l’estetica — quella del Borgo! —, ma propone la bellezza come motore economico, sociale

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