
La morte di Cléa Ménier, 17enne rugbista francese dell’Union du Bassin Marmandais deceduta in seguito a un arresto cardiaco causato da un violento colpo alla testa subito in campo, ha riportato ancora una volta l’attenzione sui rischi legati ai traumi alla testa negli sport di contatto. Una dinamica particolarmente drammatica che porta a una domanda inevitabile: in che modo un colpo alla testa può arrivare a provocare un arresto cardiaco? C’è un modo per prevenirlo o il “rischio zero” non esiste? Ha risposto a Gazzetta Active il professor Daniele Andreini, responsabile dell’UO di cardiologia universitaria e imaging cardiaco dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano e tra gli esperti consultati per l’aggiornamento costante delle linee guida COCIS, i protocolli che servono a valutare l’idoneità sportiva agonistica. “Chiaramente c’è una relazione tra colpi alla testa e arresto cardiaco, anche se in questo caso la causa della morte – dalle notizie riportate – è il colpo alla testa stesso e il conseguente ematoma, che può essere subdurale o intraparenchimale, quindi una raccolta di sangue che si crea a causa di un trauma provoca un sanguinamento ingente e rapido, il quale porta a un brusco incremento della pressione intracranica. Questo provoca l’arresto cardiaco, poiché crea




