
di Giuseppe Guastella
La donna era stata uccisa in un attentato nel 2016, a Berlino
Un altro attentato, il terzo a Berlino da quel terrificante 19 dicembre del 2016 quando al volante di un camion Anis Amri si scagliò sulla folla del mercatino di Natale assassinando 12 persone. Tra coloro che persero la vita, c’era anche Fabrizia Di Lorenzo, promettente trentunenne laureata di Sulmona (L’Aquila) che lavorava nella capitale tedesca. Amri fu ucciso quattro giorni dopo dalla Polizia a Sesto San Giovanni. Ad ogni attentato, Giovanna Frattaroli riprova l’angoscia che le portò via sua figlia. «È come se quella cicatrice che pensi si stia rimarginando torni a sanguinare. È successo ora, è successo in passato e, temo, succederà ancora se ci saranno altri casi di questo genere. Ti illudi che non accadano più, ti dicono che indagano, che arrestano chi progetta gli attentati e fa le stragi, invece succedono eccome, e ci vanno sempre di mezzo tante anime innocenti».
E restano le famiglie, come la sua.
«Che devono convivere con il loro dramma».
Che è destabilizzante in casa?
«Devo dire proprio di sì».
Immagino non abbia dimenticato nulla di quella tragica serata del 19 dicembre 2016.
«Avevo chiamato



