
di Guido Olimpio
Il nuovo capo degli 007 israeliano licenzia il suo vice. Le frizioni tra alleati sul conflitto, la mossa del vicepresidente americano Vance
C’è una guerra di spie. Riguarda gli apparati di sicurezza israeliani come quelli americani. Ed è combattuta con un flusso costante di rivelazioni.
La nuova puntata arriva dalla decisione del capo del Mossad entrante, Roman Gofman, generale ed ex segretario militare di Netanyahu, di rimuovere il numero due, noto solo come Aleph. Mossa che crea clamore per il profilo del silurato, uno tra i più esperti. Aleph, pluridecorato, 22 anni di carriera, ambiva ad essere nominato capo dell’intelligence, una candidatura sostenuta dal direttore uscente, David Barnea, altro protagonista della campagna segreta in Iran. E sempre Aleph, oltre ad essere considerato di alto livello, era classificato come «bibista» — scrive il Times of Israel —, in linea con le idee del premier. Infatti, è stato lui a prospettare l’espulsione dei palestinesi da Gaza e a indicare il Somaliland come meta. Ma non è bastato a salvarlo.
Gofman, sempre secondo le fonti locali, poco esperto di spionaggio e accolto con diffidenza, non voleva avere un collaboratore che potesse creargli dei problemi all’interno di un sistema




