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La giornalista bielorussa Andreeva: «Mi arrestarono solo perché documentavo il dissenso. Non dimenticate i prigionieri politici come mio marito»

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di Monica Ricci Sargentini

La reporter Ekaterina Andreeva alla Camera per il film «Sotto il cielo grigio», ispirato alla sua storia: «Quasi novecento prigionieri politici. I negoziati liberano i detenuti, ma il regime continua ad arrestarne altri»

«Vorrei che gli europei ricordassero che in Bielorussia ci sono quindici giornalisti dietro le sbarre, condannati a otto, dieci, quattordici anni soltanto per aver fatto il loro lavoro». Ekaterina Andreeva, 32 anni, è nella sala Berlinguer della Camera dei deputati. Sullo schermo Sotto il cielo grigio il film di Mara Tamkovich ispirato alla sua storia. Durante la proiezione il silenzio della sala pesa come un macigno mentre sullo schermo scorrono immagini che non vorremmo vedere. 

La giornalista bielorussa è stata arrestata nel novembre 2020 mentre documentava per la televisione indipendente Belsat la repressione di una manifestazione a Minsk. Prima condannata a due anni, poi a otto per tradimento, è stata liberata nel marzo scorso grazie ai negoziati tra gli Stati Uniti e il regime di Alexander Lukashenko. Oggi vive in esilio a Varsavia. Suo marito, il giornalista e analista politico Ihar Ilyash, è ancora in carcere. 
L’incontro è stato promosso dai parlamentari del Pd Lia Quartapelle, Andrea Casu e Filippo Sensi, con la

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