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La crisi del debito pubblico è seria, ma non è americana

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La crisi dei bond è reale, ma non è solo americana. Anzi, altrove è molto peggio. I titoli del Tesoro americano erano tornati sotto pressione alla vigilia del discorso del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh a Jackson Hole. Il rendimento del Treasury trentennale è salito al 5,2%, quello del decennale al 4,68%. Il mercato cerca indicazioni sulla traiettoria futura dei tassi, in una fase in cui l’inflazione rimane abbastanza elevata da sconsigliare una svolta precipitosa della Fed.

Secondo Ulrike Hoffmann-Burchardi, responsabile degli investimenti per le Americhe di UBS, lo scenario più probabile resta quello di una graduale discesa dell’inflazione: la Federal Reserve potrebbe lasciare i tassi invariati per il resto del 2026, per poi cominciare a ridurli nella prima metà del 2027. La banca centrale americana sembra per ora intenzionata a mantenere una politica monetaria moderatamente restrittiva, osservando soprattutto se le pressioni sui prezzi si allargheranno e finiranno per radicarsi nelle aspettative dei consumatori e delle imprese.

Ma Jackson Hole è solo una parte della storia. La questione più importante riguarda ciò che sta accadendo contemporaneamente sui mercati obbligazionari mondiali. Le recenti tensioni sui Treasury sono state interpretate spesso come un referendum dei mercati sulla sostenibilità del

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