
L’ex Juve non vedeva il campo da maggio 2025: “Un paio di mesi fa ho dovuto dire ai miei cari che forse non avrebbe funzionato, ma nel mio cuore ho sempre saputo che ce l’avrei fatta”
“Non ho mai mollato”. Dejan Kulusevski ha dovuto aspettare 526 giorni per la sua ricompensa. È arrivata sotto forma del boato del Tottenham Stadium quando, attorno alla mezzora del primo tempo della vittoria sul Coventry, si è alzato dalla panchina per il suo primo riscaldamento in quasi un anno e mezzo. È arrivata in quei 10 minuti che Roberto De Zerbi gli ha regalato perché “i tifosi lo volevano e lui se lo meritava”. È arrivata con quella maglietta del Tottenham numero 526 e “My hero” scritto sulla schiena che suo figlio indossava fuori dagli spogliatoi, aspettando papà, il suo eroe. Deki ce l’ha fatta. È tornato in campo dopo un lungo calvario, dopo un infortunio alla rotula del ginocchio destro che gli ha fatto saltare una stagione intera e gli è costato quel Mondiale che sognava con la Svezia. Tutto alle spalle ora, per l’ex Juve. Grazie a quel boato in campo, a quei primi passi col pallone tra i piedi, a




