
di Paolo Mereghetti
Alla Festa del cinema di Roma il documentario di Alex Gibney
Il 12 agosto 2022, Salman Rushdie viene accoltellato da Hadi Matar mentre sta partecipando a un incontro pubblico a Chautauqua, New York. Ferito al fegato, al collo, all’occhio destro e alla mano sinistra, lo scrittore viene ricoverato in terapia intensiva dove inizierà una lunga fase riabilitativa (che non potrà nulla per salvargli l’occhio).
Al suo fianco, la quinta moglie, la poetessa e fotografa Rachel Eliza Griffiths che riprende anche con una certa spregiudicatezza la sua degenza (le immagini dell’occhio prima che gli sia ricucita la palpebra fanno impressione). Da qui è partito il documentarista Alex Gibney per realizzare «Knife: The Attempted Murder of Salman Rushdie», non tanto per ripercorrere quel periodo (cosa che comunque fa con puntiglio) ma piuttosto per confrontarsi con la straordinaria voglia di vivere del romanziere. È infatti la stessa voce di Rushdie che ricorda e ricostruisce il suo doloroso calvario, citando parti del libro che scrisse sull’attentato («Coltello. Meditazioni dopo un tentato assassinio», Mondadori).
A colpire, più del rischio di morire che pure l’aveva sfiorato, è la determinazione a non farsi impaurire né condizionare dalla fatwa (la




