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Kasia Smutniak e il doc con Taricone in Nepal: «Non ho fatto pace con il lutto, ma è diventato trasformazione»

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di Stefania Ulivi

L’attrice alla seconda regia alla Festa di Roma con «Mustang»

 «Davanti a un lutto non credo nella pace, ma piuttosto nella trasformazione e non penso nemmeno che valga la pena raccontare la mia vita, ma quel pezzo della mia storia potrebbe essere in qualche modo una speranza per tante persone. Una speranza di cui io ho bisogno e a cui mi sto aggrappando. Questo, infatti, è un film speranzoso e sulla felicità, non una storia triste: ma di una bellissima trasformazione che unisce tante vite e il centro di tutto questo è il Mustang»,». È un film diverso da tutti appunto  Mustang, seconda regia di Kasia Smutniak presentato alla Festa di Roma e poi in sala con Fandango dal 23 novembre. Un viaggio che comincia nel 2003 quando Kasia e Pietro Taricone partono per le montagne del Mustang, in Nepal, alle pendici dell’Himalaya. Un luogo sospeso nel tempo, dove si ripromettono di tornare presto per sostenere la popolazione. L’anno dopo nasce Sophie, e sarà lei a andarci con la madre a un anno dalla scomparsa di Pietro, avvenuta nel giugno 2010. 

È proprio Sophie la voce narrante del film a cui Smutniak lavorava dal 2018 con

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