
di Marta Blumi Tripodi
L’artista di «Ghetto Party»: «Nelle canzoni racconto le gioie di un agosto passato in periferia
I suoi genitori sono somali, ma Jasley (all’anagrafe Jasmina Yaqub Osman, classe 1998) si sente italiana al 100%. «Sono perfino finita sui giornali di Milano quando sono nata: mia mamma non ha fatto in tempo ad arrivare in ospedale e ha partorito in taxi!» scherza. La terra dei suoi avi l’ha visitata per la prima volta a 18 anni, quando ha accompagnato la madre a riabbracciare sua nonna. «Un momento molto commovente» ricorda. «I miei hanno fatto un matrimonio combinato: il mio bisnonno era italiano, mio padre lavorava per una famiglia italiana e così sono emigrati. Poi è scoppiata la guerra civile, per anni non sono più potuti tornare».
È cresciuta in via Padova — periferia est meneghina e quartiere più multietnico d’Europa — insieme alla mamma e a quattro fratelli. Una vita che racconta in tutte le sue canzoni, non solo nelle difficoltà, ma soprattutto nei colori, nella fantasia e nella resilienza dei suoi abitanti. «Vivo ancora qui: da piccola un po’ me ne vergognavo, ma pian piano mi sono innamorata di queste strade» spiega. «Non abbiamo




