
di Greta Privitera
Il leader dei democratici: «I soldi di Doha? È Netanyahu che li ha fatti arrivare ad Hamas»
Yair Golan risponde appena uscito dalla riunione con Gadi Eisenkot e gli altri leader del blocco del cambiamento. Su cosa si siano detti non si sbilancia, ma si lascia sfuggire un «molto bene». Ex vicecapo di stato maggiore e oggi alla guida dei Democratici, è il solo ad aver aperto ai partiti arabi. Il suo è anche l’unico volto che si incontra nelle loro città, dove tutti di lui dicono «zalameh mnih», un uomo a posto.
È soddisfatto del risultato?
«Queste elezioni le hanno vinte i milioni di israeliani che vogliono cambiare e ricostruire il Paese. Certo, speravamo in qualche seggio in più, ma conta che la coalizione uscente ha perso consensi ed è finita molto sotto il blocco di tutta l’opposizione».
Qual è la prima cosa che farete?
«Usare fino in fondo la maggioranza che abbiamo in parlamento, appena si giurerà, la settimana prossima. L’opposizione eleggerà un nuovo presidente della Knesset e porterà avanti leggi fondamentali, a cominciare da una commissione d’inchiesta statale sul 7 ottobre».
Oggi ha incontrato gli altri leader. Cosa ne




