di Guido Olimpio
L’allarme degli oppositori: c’è un «secondo sentiero» per arrivare alla Bomba
Il direttore dell’Aiea, Rafael Grossi, e Donald Trump sono convinti di poter verificare quello che c’è nei laboratori nucleari iraniani. Lo hanno dichiarato ai media mostrando fiducia nelle promesse della controparte. Veloce la replica da Teheran: l’attività sarà possibile solo ad accordo intero concluso. Una delle tante differenze di interpretazione di un memorandum con troppi punti vaghi, compresi gli aspetti legati al programma strategico nella Repubblica islamica.
In caso di intesa totale gli ispettori avranno davanti a loro una missione multipla composta da indagini sul campo e controlli da remoto. Per questo è necessaria la collaborazione delle autorità locali che possono creare ostacoli, nascondere indizi o persino progetti. Una volta che gli specialisti arriveranno in Iran è prevista la visita ai siti per censire cosa c’è, poi metteranno sigilli a certi apparati per impedirne l’uso e ai «contenitori» di materie sensibili.
Gli investigatori condurranno analisi prelevando campioni di terra e dell’aria. Grazie ai loro strumenti e alla competenza sono in grado di accertare violazioni, livello/qualità dell’uranio e del plutonio. Sono dotati di equipaggiamenti fissi per monitorare i




