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Invasione dei data center in Piemonte, presentate oltre 70 richieste. La Regione ora frena: «Non si possono dare permessi a tutti»

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di Mattia Aimola

Numeri enormi per una filiera che fino a pochi anni fa era quasi sconosciuta all’opinione pubblica. L’assessore Marnati lavora a una legge che introdurrà criteri stringenti per le autorizzazioni. I casi di Moncalieri, Trino e Caselle

«Bene i data center ma non possiamo dire sì a tutti i progetti. Spesso parliamo di un consumo di energia dissennato. Questa crescita va regolata e lo faremo con una legge che sarà approvata in estate». Matteo Marnati, assessore all’Ambiente della Regione Piemonte, mette così un primo argine a quello che ormai è diventato un vero e proprio assalto delle infrastrutture digitali, quelle «scatole» che custodiscono ed elaborano dell’intelligenza artificiale.

Il Piemonte, complice la disponibilità di aree industriali dismesse, la vicinanza con Milano e una rete energetica strategica, è diventato una delle regioni più appetibili per il mercato dei data center. Le richieste presentate agli uffici regionali sono circa 70. Numeri enormi per una filiera che fino a pochi anni fa era quasi sconosciuta all’opinione pubblica ma che oggi, sospinto dalla crescita dell’intelligenza artificiale, del cloud e dei servizi digitali, prevede in Italia investimenti da 25 miliardi di euro nel prossimo biennio. 

La nuova normativa regionale

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