
Il voto del 3 novembre può incidere sulla corsa alla rielezione al vertice della federcalcio mondiale: il Congresso pronto a rafforzare l’inchiesta per i legami con la Casa Bianca
Affamato di soldi e potere, Gianni Infantino nel marzo prossimo punta ad ottenere il quarto mandato come presidente della Fifa. I voti tra le 211 federazioni affiliate li dovrebbe trovare perché nel tempo si è mosso bene (vedi anche l’allargamento del Mondiale a 48 squadre, con un aumento significativo dei posti per l’Asia e l’Africa, diventati i suoi principali bacini elettorali), ma due fattori possono mettersi di traverso al suo piano di onnipotenza. Oltre al noto ricorso di Platini, che senza il famoso scandalo che coinvolse anche Blatter (per Michel poi arriverà l’assoluzione) sarebbe diventato capo della Fifa nel 2015, un anno prima della scalata di Infantino, ci sono le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.
L’asse di ferro tra Gianni e Donald Trump è infatti cosa ormai nota, tanto che Infantino di recente ha soddisfatto ogni desiderio del presidente degli Stati Uniti: dal premio per la pace che gli ha assegnato all’autorizzazione alla consegna della Coppa del mondo alla formazione vincente, passando per lo scandaloso annullamento della squalifica di Balogun,




