
di Silvia Ognibene
Il paradosso della manifattura toscana nei numeri di Ires. Cgil: «Uno squilibrio che si intreccia con la deindustrializzazione»
Di male, in peggio. La Toscana perde industria manifatturiera a vantaggio della cosiddetta «terziarizzazione debole», cioè dei servizi a basso valore aggiunto come il turismo e la cura della persona. A questo processo, ormai ampiamente documentato, se ne affianca un altro, non meno preoccupante: la poca industria che rimane crea ricchezza ma non la distribuisce.
I numeri sono contenuti in un’analisi condotta da Ires, l’Istituto di ricerche economiche e sociali della Cgil Toscana, sui principali indicatori di redditività e lavoro nella manifattura regionale dal 2015 al 2024: in un decennio l’industria toscana ha visto il valore della produzione crescere di oltre l’86%, gli utili netti di quasi il 70% e l’Ebitda (ovvero la redditività del capitale) dell’87%, mentre la quota del valore aggiunto destinata al lavoro è scesa dal 58,3% al 53%, l’occupazione è sì cresciuta del 14,7% ma i salari reali sono rimasti stagnanti o addirittura sono calati in 7 comparti industriali su 13. Nel decennio le retribuzioni lorde sono cresciute del 20,4% ma l’incremento netto medio nella manifattura è stato dell’1%.
Secondo




