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«Il vino non è un alcol come gli altri». Antinori, Gaja, Boscaini e Maculan: i timori sul clima e sui consumi

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di Antonino Padovese

Il confronto a VinoVip Cortina tra quattro protagonisti dell’enologia italiana. Il ricordo della guerra, il passaggio dalla quantità alla qualità, la necessità di parlare ai giovani e le conseguenze del riscaldamento sui vigneti

«Avevo sei anni. Alla fine della guerra i tedeschi in ritirata avevano mitragliato le nostre botti». Piero Antinori parte da questa immagine per raccontare il momento più difficile della sua storia familiare e, insieme, la capacità del vino italiano di ricominciare. «Dovevamo ripartire da zero». Da quel dopoguerra fino alle vendemmie anticipate per il caldo corre il filo del confronto che ha aperto la quindicesima edizione di VinoVip Cortina, l’appuntamento biennale ideato da Civiltà del bere. Sul palco dell’Alexander Girardi Hall il direttore Alessandro Torcoli ha riunito quattro protagonisti che hanno segnato la storia dell’enologia italiana: Piero Antinori, Sandro Boscaini, Angelo Gaja e Fausto Maculan. Vederli insieme, ha detto Torcoli, è raro come il passaggio della cometa di Halley. «Sono i nostri tenori, perché come i cantanti della lirica parlano con voci forti e chiare»

Antinori: «Ripartimmo da zero»

«Da secoli la produzione era orientata alla quantità. In un tempo relativamente breve siamo passati alla qualità», ricorda Antinori. Furono rinnovate le cantine e

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