
di Cesare Bechis
L’economista dell’università di Bari preoccupato per il futuro della fabbrica e le prospettive della città: «Tanti ancora i punti oscuri, a cominciare dai costi della bonifica. Reindustrializzazione attraverso altre attività»
Assenza della politica, supplenza della magistratura. In ogni caso Taranto e i suoi cittadini vivranno un periodo difficile che si rifletterà in parte anche sulla Puglia. È il pensiero di Gianfranco Viesti, professore di Economia applicata presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Bari, sulla vicenda Ilva.
Professore, secondo lei era una morte annunciata?
«È la morte della politica perché quando interviene la magistratura significa che non c’è più la politica, cioè la capacità di fare scelte. Qui siamo arrivati alla chiusura che non sarebbe spettata ai magistrati in un Paese normale».
Qual è stato il momento determinante?
«Il momento chiave è l’uscita dei Riva e la scelta di affidarsi a imprese private senza rendersi conto che era la parte pubblica a doversi assumersi delle responsabilità. Gli esperti ci avevano messi in guardia e dalle informazioni che stanno emergendo oggi sembra che non abbiano fatto grossi investimenti per rendere compatibile la fabbrica».
Con migliaia di lavoratori in cassa integrazione che effetti




