
La parole di una stretta collaboratrice della leader radicale: «Eri capace di parole inaspettate e tanti ti hanno voluto bene e amata. L’Europa? Per te era un grande progetto in un corpo ancora fragile»
Mentre scrivo ho la certezza che te ne stai andando, che succederà tra poche ore. Quando pubblicherò queste parole, che non so nemmeno definire, sarà già successo. Ci siamo già dette l’essenziale l’ultima volta a casa tua, qualche settimana fa. Provo a pensare alle cose importanti che ho imparato da te in questi intensi 23 anni: una clamorosa fortuna averti incontrata.
In realtà credo di aver conosciuto per primo il tuo piede sinistro, appena operato e appoggiato su una sedia traballante a Via di Torre Argentina 76, e poi la tua faccia seria e incuriosita, con quegli occhiali tondi e dorati.
L’altroieri, mentre definivano la tua situazione clinica stabile ma delicata, ho annullato la mia partecipazione alla Conferenza di Ventotene per paura che succedesse l’irreparabile. Mi sono detta: «Se non vado in un luogo così simbolico per noi europeisti, magari non succede». Che scema. Piccole scaramanzie per difendersi da un dolore che non sappiamo quantificare, un vortice indistinguibile di lutti giganteschi.
Sei stata troppe cose per una vita




