
Dall’inizio del conflitto, lo Stato avrebbe sostenuto una spesa di circa 10 milioni di euro al giorno per finanziare il taglio delle accise, per un totale compreso tra 2 e 2,5 miliardi di euro, considerando tutti i decreti varati dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz e il conseguente rialzo delle quotazioni petrolifere.
All’epoca Donald Trump aveva parlato di una guerra lampo, previsione che non si è concretizzata.
Il nodo delle coperture per gli sconti futuri
Nella riunione odierna non è stato affrontato il tema delle coperture finanziarie. Alcuni esponenti del governo continuano a sostenere l’ipotesi di una tassa europea sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere.
In un primo momento sembrava che Bruxelles avesse respinto la richiesta avanzata dall’Italia e da altri Paesi, ritenendo che la materia rientrasse nelle competenze dei singoli Stati membri. Nelle ultime settimane, tuttavia, sarebbero emersi nuovi margini di discussione.
Resta comunque una strada complessa. Definire con precisione cosa possa essere considerato un extraprofitto rispetto a un normale margine d’impresa non è semplice e una normativa di questo genere potrebbe esporre il provvedimento a ricorsi da parte dei soggetti interessati, con possibili contestazioni sul piano costituzionale o fiscale.
Una misura analoga era già stata adottata dai governi




