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Il futuro dello sci alpino nell’era del global warming è sui tappeti magici della bergamasca Neveplast

di Massimiliano Del Barba

Sulle Alpi c’è sempre meno neve, così una piccola azienda di Bergamo sta cambiando le regole dello sci. Con i suoi impianti sintetici Neveplast sfida i cambiamenti climatici per portare gli sport invernali anche al Sud

Mai così male. E ogni inverno è peggio. Tra il 1920 e il 2020 la neve fresca sull’arco alpino è diminuita complessivamente del 34% a causa dell’aumento delle temperature (circa 0,2 gradi in più per decennio). Mentre il limite tra pioggia e neve negli ultimi trent’anni si è alzato di 240 metri a gennaio e di 420 metri a febbraio, trasformando in piogge molte nevicate a quote medie e basse.

Un grosso problema per l’ambiente ma anche per la sostenibilità dell’industria degli sport invernali: il 90% delle stazioni sciistiche italiane dipende ormai dalla neve programmata — contro il 70% in Austria e il 45% in Svizzera — e produrre neve richiede enormi quantità di acqua e di energia elettrica, limando i già precari margini operativi dei comprensori più piccoli e a bassa quota. Lo dicono i dati: uno studio del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici realizzato appena prima delle Olimpiadi di Milano-Cortina ha previsto una diminuzione del 9,5%

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