
di Greta Privitera
La Repubblica islamica celebra i funerali di Ali Khamenei: una sfida all’America che lo ha ucciso nei raid
Donald Trump non sopporta perdere. Perdere sui campi da golf, perdere le sfide elettorali e figuriamoci le guerre. Ora il nemico, la Repubblica islamica, che per molti lo ha appena sconfitto logorandone immagine e popolarità, intende sfidarlo non solo al fronte ma anche sul terreno dei simboli, provando a prendersi il suo giorno: il 4 luglio.
L’America compie duecentocinquant’anni. Sul National Mall Trump ha già preparato tutto: la Grande Fiera Statale, i fuochi d’artificio, le bande militari, la capsula del tempo da seppellire per i futuri americani. Il fatto è che quello stesso giorno, a ottomila chilometri di distanza, la Repubblica islamica metterà in scena il funerale dei funerali, quello della Guida suprema Ali Khamenei.
L’ayatollah è morto il 28 febbraio, nel primo raid israelo-americano che ha aperto la guerra. Per mesi il corpo è rimasto in attesa, l’estremo saluto rinviato da marzo a giugno, poi ancora spostato per via dell’escalation. La data scelta alla fine non è una coincidenza: è una vendetta.
Le cerimonie dureranno fino al 9 luglio e seguiranno la geografia




