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Il «dilemma del dittatore», perché Putin ha bisogno di un test elettorale?

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Perché un autocrate come Putin «ha bisogno» di un test elettorale? A che cosa servono le elezioni in un regime repressivo? Posta in questi termini la domanda sembra contenere già la risposta: a niente. Il capo del Cremlino controlla l’informazione, ha eliminato quasi tutta l’opposizione, può escludere candidati sgraditi e conosce in anticipo il vincitore, perché sottoporsi al rito delle urne?

La risposta è meno ovvia. Le elezioni servono proprio perché la Russia è diventata un’autocrazia. Non servono a scegliere chi governa. Servono a Putin per sapere qualcosa del paese che governa; per dimostrare alle élite che il suo potere ha una base popolare; per mobilitare la burocrazia; per trasformare il consenso in una rappresentazione pubblica; infine per presentare la guerra in Ucraina come una scelta sostenuta dalla nazione.

I regimi autoritari non sono mai del tutto indifferenti al livello di consenso. Il Cremlino dedica risorse considerevoli a capire cosa pensano davvero i russi. Il Federal Protective Service, lo stesso apparato che è incaricato della sicurezza di Putin, ha anche una propria centrale demoscopica che effettua sondaggi riservati. Sergei Kiriyenko, il grande organizzatore della politica interna del Cremlino, segue in modo sistematico ciò che viene detto online nelle

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